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Orzo e per caso la birra

Orzo e per caso la birra

La birra è una bevanda che ha raggiunto ogni angolo del mondo, la si vede citata anche nei racconti di Asterix dove prende il nome di Carvogia.

La ricerca storica e archeologica porta le sue origini molto indietro nel tempo e lontano dalle località che le abitudini del mondo moderno ci farebbero pensare.

La birra che conosciamo ha visto le proprie origini in Mesopotamia, tuttavia altre bevande fermentate videro la luce in tutto il mondo, con origine da diversi prodotti di partenza.

La parola birra deriva dal latino bibere (bere), e la radice della parola spagnola cerveza deriva da Ceres (Cerere), la dea greca dell’agricoltura.

Alle sue origini non era ovviamente conservabile ed aveva un colore scuro senza schiuma, anche il gusto non era affinato come quello moderno.

Nella fertile Mesopotamia

Il passaggio delle antiche popolazioni dalla vita nomade a quella stanziale portò numerosi cambiamenti nelle abitudini di vita e nella scoperta di tecniche di produzione, non solo edili, ma anche alimentari.

Circa 13.000 anni fa, questo passaggio, portò alla coltivazione di cereali e forse, talvolta, ad una maggiore distrazione nella conservazione.

Le prime testimonianza archeologiche fanno risalire la birra ai Sumeri, in un periodo collocato circa 6.000 anni fa. Come per tante scoperte, sembra che anche questa sia dovuta al caso. Dalle cronache il tutto sembra dovuto al pane che andava spesso a male, a causa del clima, e con la fermentazione rilasciava un liquido dorato. Ovviamente gli uomini non esitarono ad assaggiarlo e lo chiamarono sikani ovvero pane liquido.

Tavoletta sumera con indicazioni sulla produzione della birra

Tavoletta sumera con indicazioni sulla produzione della birra

La preparazione di un prodotto simile alla birra e derivato dall’orzo risale al periodo akkadico durante la supremazia della città di Ur, era di fatto una bevanda nazionale, che veniva chiamata “se-bar-bi-sag“, letteralmente “bevanda che fa veder chiaro“. Il nome deriva in realtà da una leggenda e non dalla capacità del prodotto alcolico di schiarire la vista, anzi il risultato era probabilmente opposto.

Le donne erano convinte che favorisse la bellezza e per questo la regina Semiramide passava ore e ore immersa dentro una vasca colma di birra. Questa convinzione deriva probabilmente dal fatto che gli uomini dopo aver bevuto questa birra diventavano più romantici e galanti.

Questa convinzione sembra abbia avuto anche degli effetti collaterali per le donne, si ritiene infatti che Nabucodonosor avesse adottato un metodo basato sulla birra per sbarazzarsi delle amanti, le copriva di pesanti ornamenti d’oro e quindi le invitava ad immergersi nelle vasche piene di birra di bellezza, dove affondavano per il peso e annegavano.

In un bassorilievo sumero si trova la descrizione del processo di preparazione della birra, si vede dell’orzo con del pane cotto e successivamente inumidito nell’acqua per formare una poltiglia ed infine una bevanda.

La fabbricazione avveniva selezionando il migliore orzo dal raccolto e lasciato inumidire sino all’inizio della germinazione, per poi essere posto ad essiccare al sole. Una volta diventato secco lo si macinava e si impastava con acqua formando dei pani. Al termine della loro lievitazione naturale si ponevano in forni molto caldi per formare rapidamente la crosta e lasciare molliccia la pasta all’interno. I pani venivano poi frantumati e messi a cuocere in recipienti di terracotta con abbondante acqua, al liquido filtrato, si aggiungevano erbe aromatiche, come la salvia ed il rosmarino.

ninkasi-bi la dea della birra

ninkasi-bi la dea della birra

Questi ritrovamenti fanno supporre che i Sumeri siano stati la prima popolazione capace di produrre birra, bevanda che veniva anche offerta in dono agli Dei; è stato infatti rinvenuto un inno alla dea della birra Ninkasi-bi, il cui testo è la ricetta su come produrre birra. La birra ha in effetti un forte legame con il divino.

La produzione avveniva sotto il controllo dello stato e la lavorazione avveniva nelle cantine reali, fatta dai prestigiosi “gal-bi-sag“, i Mastri birrai dell’epoca, utilizzando apposite giare e vasi sui quali spiccavano, oltre ai simboli dell’orzo e della birra, i sigilli reali.

La conservazione delle granaglie veniva assicurata con un metodo particolare, prima di sigillarle i recipienti con cera d’ape, venivano poste all’interno alcune piccole tartarughe, che respirando consumavano tutto l’ossigeno, assicurando così la migliore conservazione.

Con la caduta del impero sumero, nel 2000 a.c., e il passaggio della Mesopotamia ai babilonesi, quest’ultimi ne assimilarono la cultura e l’arte di produrre birra. Sembra che ne producessero ben 20 varietà, di cui 8 di puro frumento, 8 di puro orzo e 4 derivate da una mistura di vari cereali.

Ovviamente si trattava di un prodotto torbido e non filtrato, che veniva bevuto con la cannuccia per evitare che i residui molto amari si depositassero sulle labbra.

Le rotte commerciali portarono la birra anche in Egitto e la sua importanza era tale, per la società babilonese, che ne troviamo taccia anche nel codice di Hammurabi dove una specifica legge stabiliva la quota massima di birra concessa giornalmente agli abitanti, che in base alla classe sociale poteva variare dai 2 ai 5 litri.

La birra è anche merce di scambio, viene barattata con orzo ed altri cereali, tuttavia non poteva essere venduta. Dalle cronache storiche emerge che Hammurabi condannò all’annegamento una donna per aver venduto la propria birra in cambio d’argento. La medesima pena era destinata anche a chi servisse della birra non buona.

Con il declino e la caduta del impero babilonese il controllo del commercio della birra e il suo perfezionamento passa alle popolazioni egizie.

 

 

 

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